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Sochi

Il racconto di un'Olimpiade. Basterebbe questa frase, cinque parole dietro ad un universo, eppure rimane sempre qualcosa in più da dire.

Sono i miei quarti Giochi Olimpici ed ancora una volta sono emozioni, speranze, spettacolo e storie che solo i Giochi sanno raccontare. Non posso, non riesco ad abituarmi a vedere i sorrisi e le lacrime, le delusioni ed i successi di uomini e donne che vivono la loro passione. Pochi giorni, due settimane al centro del mondo, del loro mondo; pochi giorni che li segneranno, che rimarranno stampati nel loro animo per tutta la vita.

Ho praticato e gareggiato, lì mai. Posso solo immaginare, immedesimarmi in ciò che provi dentro, quando cammini dietro alla tua bandiera, quando sei alla partenza e tocca a te. Posso solo chiudere gli occhi e sognare quella pienezza che ti prende quando sei lassù, da solo. La posso leggere nei loro occhi, ascoltarla nelle loro storie e non ci sono vinti, solo vincitori.

Per i più forti, per i più bravi o anche più fortunati, per gli eletti c'è in fondo una delle medaglie. Tutti quelli che hanno vinto mi hanno detto la stessa cosa: "sono passati anni ma ancora adesso, ogni tanto, vado di là da solo. In silenzio la tiro fuori, la guardo...è la mia medaglia, lo sarà per sempre, e solo ora mi rendo conto di cos'ho fatto, quel giorno."

Quel giorno, quando hanno vinto quella medaglia. Il giorno in cui sono entrati nella storia.